Una cinquantina di missili da crociera a lungo raggio SCALP, prodotti dal consorzio industriale europeo MBDA (controllato dai colossi del complesso militare-industriale Airbus Group, BAE Systems e Leonardo-Finmeccanica), sono stati acquistati segretamente dal regime egiziano di Al-Sisi e sono stati testati a bordo dei 24 cacciabombardieri Rafale (acquistati sempre dalla Francia) nel corso di una recente esercitazione con le forze armate francesi.

È sempre più chiaro il motivo per cui Macron ha dato la Legion d’onore a quel dittatore. È come se gli avesse detto: “Tranquillo, se decidi di dare una lezione a Erdoğan, o in Libia o nel Mediterraneo per la questione energetica, io mi schiero subito dalla tua parte”. Che poi voleva dire questo la frase di Macron: “Non condizioneremo gli aiuti militari all’Egitto al rispetto dei diritti umani”.

Il bello è che i suddetti missili sono prodotti anche da noi, che invece dovremmo ritirare l’ambasciatore per le questioni di Regeni e di Zaki.

Gli SCALP (“Système de croisière conventionnel autonome à longue portée”) erano stati ordinati nel 2015, congiuntamente ai 24 cacciabombardieri, ma Washington, che difende sempre quel cane da guardia in Medio Oriente, chiamato Israele, aveva posto il proprio veto all’export, con la scusa che i missili utilizzavano tecnologie progettate e prodotte in parte in America. Per aggirare l’International Trade in Arms Regulation sul commercio internazionale di armi degli Stati Uniti, il ministro della Difesa francese, Florence Parly, aveva chiesto a MBDA di utilizzare componenti di produzione europea. Poi arrivò l’amministrazione Trump, che, totalmente a digiuno di politica estera, aveva revocato il veto nell’aprile 2019.

Lo SCALP è un missile da crociera aviolanciabile aria-superficie a lungo raggio (arriva sino a 500 km) armato con testata convenzionale, che può colpire il nemico in profondità, a prescindere dalla difesa aerea, grazie alle sue caratteristiche stealth. È progettato per essere impiegato contro un ampio spettro di obiettivi: posti di comando, infrastrutture aeroportuali e portuali, ponti, depositi di munizioni, navi e sottomarini attraccati, ecc. Velocità massima: 800 km/h. Completamente autonomo, lo SCALP si dirige sulle coordinate impostate prima del volo e una volta sganciato non ha bisogno di ulteriori controlli. Da far paura anche ai rivali turchi, che pur col sistema di difesa missilistico S-400 di fabbricazione russa non dovrebbero averne.

Ogni missile costa la bellezza di 1,35 milioni di euro, che un Paese strapovero come l’Egitto può tranquillamente permettersi. Secondo stime della Banca Mondiale, la percentuale di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà nazionale nel 2018 era salita al 32,5%. Ora, in presenza della pandemia, chissà a quanto è arrivata.

Il missile SCALP (l’acronimo rende bene) può essere impiegato non solo dai cacciabombardieri Rafale, ma anche dai Tornado, dai Mirage 2000, dagli Eurofighter Typhoon e dagli F-35. Questo sistema bellico è già stato utilizzato in alcuni dei più sanguinosi conflitti internazionali, come in Iraq, Siria, Libia e Yemen. È infatti in dotazione alle Aeronautiche militari di Francia, Grecia, Gran Bretagna, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Italia. Il nostro paese si è dotato degli SCALP nel 2006; dopo averli testati coi Tornado del 6° Stormo di Ghedi (Brescia) nel poligono sudafricano di Overberg, li ha impiegati massicciamente nella primavera del 2011 durante i bombardamenti in Libia (Operazione Unified Protector).

Il consorzio industriale MBDA è il maggiore produttore di sistemi missilistici a livello europeo e il secondo a livello mondiale. È controllato per il 75% da Airbus Group e BAE Systems e per il restante 25% dal gruppo Leonardo (ex Finmeccanica). La controllata MBDA Italia S.p.A. impiega 1.300 lavoratori negli stabilimenti di Roma, Fusaro (Bacoli, Napoli) e La Spezia.

Al sanguinario regime del Cairo, MBDA ha fornito anche altri tipi di missili, non meno potenti, destinati alla Marina. I produttori delle ultime fregate egiziane sono Italia (FREMM) e Germania (Meko A200). Le nostre Fincantieri, Leonardo-Finmeccanica e la sua controllata Oto Melara sono molto impegnate militarmente a favore del governo di al-Sisi, in barba alle richieste di embargo delle ONG e delle associazioni in difesa dei diritti umani.

Questi son solo alcuni esempi della crescente militarizzazione dell’Egitto, che vuol dotarsi persino di un proprio satellite per la sorveglianza terrestre, cui penserà Fincantieri.

Armarsi a questi livelli può significare solo una cosa: prepararsi a una guerra. Altrimenti dovremmo dire che al governo sono impazziti.

Di sicuro il complesso militare-industriale europeo non ha risentito minimamente della crisi economica causata dalla pandemia.

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