Nel 2019 quasi 8.000 minori sono stati utilizzati in vari conflitti, per lo più in Africa. Lo sostiene il Segretario generale dell’ONU, che cita nel suo rapporto, tra i Paesi coinvolti, Afghanistan, Colombia, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Iraq, Mali, Sudan, Sud Sudan, Somalia, Siria, Yemen, Myanmar, Nigeria e Filippine.

Bambini (anche di 6 anni) e ragazzini, spesso rapiti da scuole e villaggi, o sottratti ai propri genitori a causa dell’appartenenza a gruppi terroristici, sono arruolati e addestrati in decine di guerriglie e di eserciti regolari.

I minori trasformati in combattenti sono sottoposti a violenze d’ogni tipo: uccisioni, torture, mutilazioni, violenze sessuali e uso di droghe, somministrate per eliminare dolore e paura. Il loro compito non è solo quello d’essere guerrieri, ma anche cuochi, facchini, messaggeri… Un particolare aspetto riguarda anche le ragazze, reclutate per fini sessuali e per matrimoni forzati, con gravidanze indesiderate e rischio AIDS. Le violenze sessuali sono ampiamente usate non solo dai guerriglieri ma anche dagli eserciti nella Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Repubblica Centrafricana, Sudan e Sud Sudan.

I bambini possono anche essere utilizzati, a loro insaputa, in attentati suicidi, come ad es. in Nigeria da Boko Haram.

La situazione è molto preoccupante, favorita anche dal fatto che questi ragazzini sono facilmente indottrinabili, spesso non hanno neppure un’identità anagrafica, in quanto non vengono registrati alla nascita, possono maneggiare armi leggere, non disertano mai, non chiedono paghe e per loro l’esercito rappresenta l’unico modo per potersi nutrire.

Da notare inoltre che nel solo 2019 l’ONU ha accertato almeno 1.000 attacchi contro scuole e ospedali, col raddoppio di quelli operati dagli eserciti, soprattutto in Somalia, dove in quell’anno sono stati arruolati circa 1.500 ragazzini, per lo più rapiti dalle milizie di Al Shebab, ma utilizzati anche da esercito e polizia, in quasi 200 casi. Nell’ex colonia italiana siamo presenti con una missione militare europea (EUTM Somalia), composta anche da un centinaio di nostri soldati con la finalità di formare l’esercito di Mogadiscio e una missione di addestramento delle forze di polizia somale (MIADIT), ma non sembra che dal nostro Governo o Parlamento siano giunte parole di condanna per questi crimini.

Nella Repubblica Democratica del Congo 2.506 minori sono stati reclutati nel 2008 e utilizzati in 38 guerriglie, fino al loro rilascio nel 2019. Nella Repubblica Centrafricana l’ONU ha accertato almeno 200 nuovi casi di minorenni utilizzati come soldati e altrettanti nel Mali, alle prese col terrorismo.

Nel 2019, grazie all’Unicef, oltre 13.000 minori sono stati separati da eserciti e guerriglie, però senza programmi di reinserimento duraturi nel tempo e per scarsità di fondi, gli ex bambini soldato possano essere riarruolati o dedicarsi al banditismo, ad es. nel Sud Sudan.

Alcuni signori della guerra del Congo sono stati condannati e l’ex presidente del Sudan, Omar al Bashir, è stato incriminato dalla Corte Penale Internazionale per i reati commessi in Darfur. Ma sono gocce in un mare di aberrazioni, di cui noi occidentali siamo massimamente responsabili, anche solo per il fatto che i nostri organi d’informazione non s’interessano di queste cose.

Il rispetto delle Convenzioni internazionali dovrebbe essere posto alla base delle relazioni fra i Paesi. In particolare dovrebbe essere vietata ogni sorta di aiuto militare. I governi responsabili di tali reati dovrebbero essere posti ai margini della comunità internazionale, imponendo nei loro confronti una serie di sanzioni. E soprattutto dovremmo smettere di avere coi Paesi del Terzo mondo un rapporto di tipo neocoloniale.

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