Su “Il primato nazionale” un articolo sostiene che gli USA hanno sequestrato dei carichi di aiuti umanitari delle Nazioni Unite aventi come scopo il ritorno dei rifugiati siriani, collocati nel campo di al-Rukban, in patria. L’hanno fatto, con l’aiuto dei kurdi, per supportare le milizie irachene legate a Washington. Queste milizie sono terroristi pronti a riscattarsi dalle sconfitte subite in Siria e pronti a creare pretesti per un intervento americano in Iran.

In pratica la base statunitense di al-Tanf, nel sud-est della Siria, installata nel 2016, sarebbe un autentico centro di reclutamento di nuovi terroristi, benché il generale Joseph Votel, massimo comandante degli Stati Uniti per il Medio Oriente, abbia riaffermato la necessità della continua presenza del suo Paese in Siria per sradicare i combattenti dello Stato islamico e per contrastare la crescente attività iraniana nella regione.

Al-Rukban è un campo profughi che si trova nel sud del territorio siriano, in pieno deserto, vicino al confine con la Giordania. È uno dei posti più critici sul fronte delle condizioni di vita dei residenti. Il campo è infatti sovraffollato e vi scarseggiano servizi igienici, medicinali e beni di prima necessità.

Il governo USA non solo ostacola l’arrivo degli aiuti umanitari, ma cerca anche di ammassare gente in quel campo, impedendole poi di uscire. Col peggioramento delle condizioni di vita giungerebbero quindi più aiuti ONU, i quali verrebbero sequestrati e reindirizzati a gruppi armati terroristici tra Siria e Iraq.

Oltre a questo, ai residenti del campo vengono offerte due alternative: restare nel campo a soffrire il caldo e la fame o arruolarsi in uno dei suddetti gruppi armati, i quali grazie alla base americana di al-Tanf hanno libertà di spostamento tra Siria e Iraq. Molti disperati sceglierebbero così di servire nelle milizie piuttosto che soffrire nel campo profughi.

Insomma gli USA non vogliono andar via dalla Siria (esattamente come i turchi) né vogliono permettere di evacuare il suddetto campo profughi. Vogliono causare il collasso dell’economia siriana e impedire a Teheran di stabilire una linea di comunicazione dall’Iran, attraverso l’Iraq e la Siria, al Libano meridionale per sostenere il movimento di resistenza islamica libanese (Hezbollah). Questo vuol dire fare un grande favore anche a Israele.

La zona dell’ampiezza della base di al-Tanf è di 55 km e taglia l’autostrada Baghdad-Damasco. Controllando questa autostrada, gli USA assicurano che le consegne iraniane alla capitale siriana non possano avvenire via terra. La base può essere facilmente raggiunta sia da Baghdad che dalla Giordania. La base ospita rifugiati affiliati all’ISIS e milizie come Maghaweer al-Thowra, che hanno collaborato attivamente con l’ISIS. Questi gruppi ricevono addestramento dai soldati statunitensi.

Ricordiamo che gli USA sono in Siria senza il consenso di Damasco, né di quello dell’ONU. Non solo l’occupazione militare statunitense e britannica del territorio sovrano siriano è illegale, ma anche il “saccheggio” del petrolio siriano è proibito dalle Convenzioni dell’Aja. Le forze sostenute dagli Stati Uniti producono almeno 30.000 barili di petrolio al giorno.

Le forze speciali britanniche SAS operano a fianco delle forze statunitensi e dei terroristi sin dal 2016 in operazioni nascoste al pubblico. Infatti la SAS è esente dalle leggi sulla libertà d’informazione e opera secondo una rigorosa politica di “no comment”. La segretezza intorno al corpo è pervasiva. Gli inglesi hanno iniziato ad assistere e addestrare i primi ribelli siriani contro Assad sin dal 2011-12 dalle basi in Giordania. Nello stesso tempo la SAS ha anche iniziato a infiltrarsi in Siria e oggi si trova appunto nella base di al-Tanf.

Gli attacchi rivendicati dall’ISIS sia in Iraq che nella Siria orientale sono aumentati in modo significativo nel 2020, con omicidi, imboscate e bombardamenti. Questo anche perché i kurdi hanno rilasciato più di 600 combattenti dell’ISIS e 15.000 sostenitori dell’ISIS dal campo di al-Hol. Inoltre 785 combattenti dell’ISIS sono scappati da Ayn Issa durante i bombardamenti turchi.

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