Stando ad “Askanews”, Pechino, alla fine del 2020, ha costruito la più grande flotta navale militare al mondo: in totale 360 navi militari, superando gli USA di oltre 60 unità.

Sei anni fa poteva contare su 255 navi, cioè un centinaio in meno! Quale Paese al mondo potrebbe competere con una produttività del genere? Tra il 2014 e il 2018 la Cina ha costruito più sottomarini, navi da guerra, navi anfibie e ausiliari di quello che hanno fatto, tutti insieme, Germania, India, Spagna e Regno Unito. Qui dovremmo dar ragione a Hegel: a un certo punto la quantità fa la qualità.

La forza militare della Marina cinese si è più che triplicata in soli due decenni. Si sono costruiti moderni mezzi di superficie, sottomarini, portaerei, jet da combattimento, navi d’assalto anfibie (che potrebbero far sbarcare migliaia di soldati su coste nemiche), sottomarini con missili nucleari balistici, grandi navi della Guardia costiera e rompighiaccio polari. Sono navi sempre più sofisticate e capaci. Nelle pattuglie e nei mezzi combattenti costieri (corvette ecc.) la Cina è già nettamente superiore agli USA.

Non si procede a questi livelli e in così poco tempo se non si ha intenzione di scontrarsi prima o poi con gli USA, che controllano tutti i mari. Non è più possibile sostenere, da parte del governo cinese, che il suo esercito ha natura solo difensiva.

Negli anni 1970-80 ci si era limitati a piccole scaramucce contro la marina militare vietnamita (ma anche contro forze filippine) per contendere le isole Spratly e le isole Paracelso. Successivamente vi sono state varie azioni minacciose nei confronti di Taiwan, considerata una “provincia ribelle”.

Poi la Marina effettuò una missione contro la pirateria al largo delle coste somale e intorno al 2000 cercò di ostacolare il pattugliamento elettronico statunitense nel Mar Cinese Meridionale. Ma più che altro ci si fermava alle minacce o intimidazioni.

Forse la crisi davvero pericolosa è stata quella del 2012-14 quando la Cina pareva intenzionata a sottrarre al Giappone le isole Senkaku, che un tempo appartenevano a Taiwan quando questa apparteneva alla Cina. Il Giappone non ha mai voluto restituirle a Taiwan, limitandosi a tenerle disabitate per non creare turbative con la Cina.

Ora un ulteriore incremento, fino a 400 navi da guerra, è previsto entro il 2024. Il Dragone sta diventando sempre più bellicoso. Entro quella data Washington dovrebbe raggiungere l’obiettivo di una dotazione di 355 navi militari.

Va però detto che gli USA possono disporre più di 330.000 effettivi in Marina, mentre la Cina solo di 250.000, anche se in totale può disporre di due milioni di militari. Inoltre la Marina degli USA schiera più tonnellaggio (navi armate più grandi e pesanti come cacciatorpedinieri e incrociatori con missili guidati), con un vantaggio significativo nella capacità di lancio dei missili da crociera. Hanno anche più di 9.000 celle missilistiche a lancio verticale sulle loro navi di superficie, contro le 1.000 della Cina.

Infine la flotta di sottomarini d’attacco conta su 50 mezzi interamente a propulsione nucleare: il che offre agli USA un vantaggio significativo in termini di autonomia e resistenza. Pechino possiede infatti solo 7 sottomarini a propulsione nucleare sui 62 complessivi della sua flotta.

Tuttavia gli USA non saranno in grado di garantire nei prossimi anni un aumento del budget annuale per la Difesa del 6,8% del PIL, come invece ha dichiarato di voler fare il governo cinese.

Ma chi è che costringe la Cina ad armarsi in una maniera così preoccupante? Per quale motivo con gli americani non è possibile la sola competizione economica? Dove sta scritto che la Marina americana debba controllare gli stretti e le rotte di transito delle merci di tutto il mondo? La prossima guerra mondiale vedrà per forza gli oceani maggiormente protagonisti rispetto a quanto accaduto nella seconda.

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