Il 13 dicembre la Corte d’appello di Parigi ha confermato la condanna della banca svizzera internazionale UBS, accusata d’aver fornito servizi finanziari finalizzati al riciclaggio di proventi illeciti da evasione fiscale tra il 2004 e il 2012. Servizi a chi? A dei facoltosi clienti francesi, invitati ad aprire conti correnti in Svizzera non dichiarati alle autorità tributarie. Gli averi celati allo sguardo del fisco ammontavano ad almeno 10 miliardi di euro.

Erano anni d’oro, in cui il segreto bancario elvetico godeva ancora di ottima salute ed era un rifugio sicuro. Infatti lo scambio automatico di informazioni fiscali tra Svizzera e UE è entrato in vigore solo dal 2018, e sono state escluse le controversie fiscali ante 2014. Inoltre lo Stato svizzero non farà nulla per recuperare fondi sospetti. A quel tempo circa 4.000 clienti francesi di UBS si rivolsero al fisco francese per mettere in regola la loro situazione fiscale.

In ogni caso ai giudici francesi non è importato minimamente che il reato sia avvenuto quando il segreto bancario era in vigore. La sentenza di primo grado di due anni fa stabiliva una condanna astronomica pari a 4,5 miliardi di euro, poi ridotta a 1,8 miliardi di euro fra confische, risarcimento danni e interessi. I responsabili bancari non si faranno neanche un giorno di carcere ma pagheranno una multa di circa 300mila euro. Quanto alla multa, la banca la digerirà abbastanza tranquillamente: infatti solo quest’anno ha realizzato profitti per 5,5 miliardi di franchi. Dalla crisi finanziaria del 2008 è stato l’anno migliore.

Era stato il giornalista Antoine Peillon nel 2012 a rivelare nel suo libro Ces 600 milliards qui manquent à la France (Ed. du Seuil, Questi 600 miliardi che mancano alla Francia) le pratiche fraudolente di UBS in Francia. Fu lui a descrivere come UBS avvicinava i facoltosi clienti, pressati dalle autorità fiscali francesi, invitandoli a concerti, partite a golf e battute di caccia.

Poi uno si chiede come abbia fatto un Paese montagnoso privo di risorse naturali significative ad arricchirsi in una maniera così smisurata. E si attribuisce il successo alla religione calvinistica, propensa a fare affari. Calvino però era francese: in Svizzera si era rifugiato perché perseguitato. Ah, ecco perché il sistema di evasione fiscale è iniziato negli anni ’30 proprio in Francia!

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