Il presidente di uno Stato multietnico e pluriconfessionale non dovrebbe schierarsi apertamente a favore di nessuna religione, e Putin purtroppo lo fa. La sua mancanza di laicità fa venire in mente il periodo zarista, quando si univa la religione ortodossa al nazionalismo patriottico, e con fare paternalistico si tolleravano le etnie non russe e le religioni non ortodosse, a condizione che non rivendicassero alcunché di politico.

L’ideologia politica di Putin appare sicuramente migliore del neonazismo banderista e del neoliberismo filoamericano professati dal governo di Kiev. Ma questo non vuol dire che non presentino aspetti che con la democrazia nulla hanno a che fare. Il putinismo è una filosofia politica che non può apparire più democratica solo perché è favorevole a una dimensione multipolare della geopolitica.

Di fatto la Russia resta uno Stato capitalista, controllato da un governo autoritario, in cui l’elemento russo gioca un ruolo egemonico. Non è che un capitalismo di matrice asiatica, nella fattispecie slava (che in sostanza vuol dire appunto ortodossia cristiana e nazionalismo patriottico), in cui l’elemento collettivistico tende a prevalere su quello individualistico. La Russia di Putin sembra aver sottomesso lo stile di vita individualistico, che nella sua area europea è stato sempre prevalente, sulla base dello stile di vita collettivistico, più presente nell’area asiatica della federazione. Ma si tratta di un’operazione forzata, condotta come reazione all’atteggiamento prevaricatore dell’occidente, che si è schierato apertamente dalla parte del neonazismo e neoliberismo del governo di Kiev. L’occidente a trazione statunitense, dove la UE, il Canada, l’Australia, il Giappone ecc. rappresentano solo dei Paesi a sovranità limitata, esprime quella forma di capitalismo privato, monopolistico, neocolonialista, che ha pretese egemoniche sul mondo intero.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi