Ciò che risulta assolutamente insopportabile nel modo di gestire la situazione taiwanese da parte degli USA è l’idea che l’isola sia un loro stretto alleato, come se fosse una loro colonia.

Sanno benissimo che il viaggio della presidente della Camera Nancy Pelosi sull’isola il mese prossimo risulta essere molto sgradito a Pechino. Ciononostante non vogliono rinunciarvi. Questa è un’altra provocazione dei guerrafondai yankees. All’Ucraina ora vogliono aggiungere Taiwan, perché senza guerre con cui mascherare il fallimento totale del loro stile di vita, proprio non riescono a stare.

Sembra che agli americani non importi nulla di perdere le guerre o di non saper realizzare la pace (Jugoslavia, Somalia, Libia, Iraq, Siria, Afghanistan…). Gli importa soltanto devastare il pianeta col proprio bellicismo, costruire basi militari in zone strategiche, controllare tutti i mari del pianeta, sostenere sempre al massimo il proprio apparato militare-industriale e tenere alta la tensione per il giorno del “giudizio universale”, all’insegna dell’olocausto nucleare.

Taiwan non può chiedere l’indipendenza dalla Cina. Al massimo potrà chiedere un’autonomia amministrativa. È assurdo che un’isola di 36.000 kmq (due volte il Veneto) possa impedire, grazie agli USA, a una delle più grandi potenze del mondo di avere libero accesso nei propri mari. Potrebbe forse impedire qualcosa lo Sri Lanka all’India? È evidente che bisogna cercare dei compromessi. Qualunque esibizione muscolare non serve a niente.
Semmai saranno i diretti interessati a denunciare eventuali violazioni del diritto internazionale.
È dal 2016 che la Presidente di Taiwan punta all’indipendenza, forte dell’appoggio americano. Ma l’isola farà la fine dell’Ucraina, se va avanti con questa spocchia.
Intanto la portaerei americana Ronald Reagan e il suo gruppo d’assalto, che comprende un cacciatorpediniere e un incrociatore con missili guidati, sono partiti lunedì da Singapore in direzione nord-est verso il Mar Cinese Meridionale.

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