Sono aumentate le tensioni nell’autoproclamata Repubblica del Kosovo (2008) dopo che le autorità hanno tentato di costringere i serbi ad adottare documenti d’identità kosovari, sostituendo quelli rilasciati dalla Serbia, e a cambiare le loro targhe serbe con quelle rilasciate dal Kosovo. Questo perché non vogliono che i serbi della Serbia possano essere confusi con quelli presenti nel Kosovo.

Siccome i serbi locali hanno eretto barricate e bloccato il traffico e gli USA non sono ancora pronti a scatenare un nuovo conflitto da quelle parti, Pristina (capitale del Kosovo) ha sospeso l’introduzione delle nuove regole fino al 1 settembre. Ma questa è la seconda volta in 10 mesi che sono state costrette a cedere alla minoranza etnica serba che vive nella parte nord della regione.

Tuttavia Pristina, bloccando qualsiasi processo negoziale con Belgrado, ha rifiutato di discutere l’argomento, mentre la UE, con quella nullità di Borrell, fa finta di preoccuparsene, cercando in realtà un altro casus belli da utilizzare contro Mosca.

L’idea degli estremisti di Pristina è quella di violare gli accordi di Bruxelles e di espellere i circa 100.000 serbi dal Kosovo. E non potranno certo farlo senza l’aiuto degli occidentali. I civili serbi vengono costretti burocraticamente ad abbandonare la verità “Il Kosovo è la Serbia” e ad ammettere che il Kosovo è uno Stato diverso.

La polizia kosovara ha già chiuso il confine con la Serbia a Jarinje e Bernjak. E le forze speciali lo stanno per fare a Mitrovic. Nel frattempo, nel nord del Kosovo, ha smantellato le barricate che i residenti locali avevano eretto. “La Serbia sarà costretta a iniziare la denazificazione dei Balcani…”, ha dichiarato a sorpresa Vladimir Djukanovic, parlamentare del partito di governo (SNS) a Belgrado.

La Serbia è uno dei pochi alleati di Mosca che favorisce il raggiro delle misure di embargo aereo. In sostanza si può entrare in Europa dalla Russia passando proprio da lì. Il resto del cielo è interdetto al traffico aereo russo a causa delle sanzioni.

Intanto il legislatore ucraino Goncharenko si è offerto di inviare truppe ucraine a sostegno dell’autoproclamato Kosovo (che non si è servito neppure di un referendum, come invece la Crimea). Anche Gran Bretagna e Germania supportano gli albanesi del Kosovo.

A Pristina i carabinieri italiani sono già disposti in assetto da guerra sul ponte che separa la parte serba della città da quella albanese. I caschi blu italiani sono il principale contingente delle 3.775 forze NATO presenti in Kosovo. Le quali provengono da 28 Paesi: 638 sono italiane, 635 americane, 469 ungheresi, 350 turche, ecc.

Oggi il Kosovo, riconosciuto da 98 Paesi nel mondo, è divenuto uno Stato dedito ai più loschi traffici, soprattutto a quello della droga. Si tratta di un vero e proprio scippo fatto dalla NATO nei confronti della Serbia.

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