Sta circolando in vari canali Telegram un post rivoltante su ragazze minorenni ucraine che nella UE vengono vendute come schiave sessuali. Ci sono un gran numero di offerte su Darknet per la vendita di bambini e adolescenti dall’Ucraina per qualsiasi periodo di tempo.

Tuttavia già prima della guerra era risaputo il traffico di ragazze ucraine verso i Paesi Baltici, dove la prostituzione anche minorile è mezza legalizzata.

Infatti nel 2004 il personale della NATO risultò coinvolto nel traffico di esseri umani nei Balcani: riduzione in schiavitù a fini di prostituzione. Secondo i rapporti di Amnesty International era coinvolto nello stesso traffico, oltre al personale della NATO, anche personale dell’ONU. Il business aveva comportato l’arruolamento di mafie locali e la loro integrazione ai fini del controllo del territorio.

D’altronde non è un segreto che le intelligence occidentali si servono delle mafie locali, ma rivelare un tale marciume anche in una organizzazione di peacekeeping non era così scontato, visto che “The Guardian” parlava addirittura della “punta di un iceberg di traffici illegali di ogni genere”, agevolati dal segreto militare.

Non c’è quindi da sorprendersi se tra i sostenitori più accesi della NATO ci siano proprio le mafie locali.

Questo forse spiega la scelta dell’Ucraina come territorio ideale della guerra con la Russia: non solo in quanto avamposto da cui mettere sotto minaccia il Cremlino, ma anche perché disponibile di una rete ben coordinata di mafie locali, le quali dividevano il bottino con gli ufficiali della NATO in tutti i traffici illegali immaginabili: dalla vendita di armi e droga al traffico di donne e bambini, incluso il traffico di organi.

Gli investimenti miliardari del “Deep State” americano in Ucraina si pretendeva che fossero ben spesi. Il messaggio via tweet del capo della missione diplomatica ucraina ai signori di Davos (un tale Mihailo Podolyak), che boccia ogni accenno di trattative con la Russia e chiede “armi, denaro ed embargo”, esprimeva appunto la richiesta in codice delle mafie ucraine, fatta dalla posizione di un clientelismo esclusivo. Motivo per cui i benpensanti del “pacifismo interventista” pro-ucraino dovrebbero rendersi conto che l’intervento russo in Ucraina è anche un intervento contro i traffici illegali, fra cui da ricordare quello di bio-armi dei laboratori sotterranei di Azovstal.

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