I chip elettronici sono i cervelli che alimentano tutta l’elettronica moderna. Sono scarsi a livello globale da quasi due anni a causa dell’aumento della domanda e del numero esiguo delle costose fabbriche necessarie per produrli.

Circa il 75% della produzione di chip oggi avviene nell’Asia orientale e oltre il 90% dei chip più avanzati viene prodotto a Taiwan, un’isola che la Cina ha regolarmente minacciato di prendere con la forza se il governo democraticamente eletto dichiarasse l’indipendenza legale.

Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC) è il più grande produttore di chip al mondo e un fornitore fondamentale per gli Stati Uniti e altre nazioni occidentali.

Gli USA utilizzano chip prodotti da TSMC nelle apparecchiature militari, inclusi i caccia F-35 e i missili Javelin, e nei supercomputer dei laboratori nazionali. Anche le principali aziende di elettronica di consumo si affidano a una varietà di semiconduttori prodotti da TSMC.

I funzionari statunitensi si sono allarmati per questa dipendenza tecnologica negli ultimi anni, data la retorica bellicosa della Cina nei confronti di Taiwan. Queste preoccupazioni hanno spinto funzionari e legislatori a fare pressioni su TSMC per costruire altri impianti di produzione negli Stati Uniti. L’azienda infatti già gestisce una fabbrica a Camas, Washington, e altri centri di design sia ad Austin, in Texas, che a San Jose, in California.

Nel maggio 2020 TSMC ha deciso di costruire una fabbrica in Arizona, a nord di Phoenix, per produrre chip con transistor di dimensioni pari a cinque nanometri, un tipo di semiconduttore ad alta tecnologia utilizzato nell’elettronica di consumo. La spesa totale di TSMC per questo progetto, comprese le spese in conto capitale, sarà di circa 12 miliardi di dollari dal 2021 al 2029. Questa struttura avrà una capacità di 20.000 chip al mese, creerà direttamente oltre 1.600 posti di lavoro professionali high-tech e migliaia di posti di lavoro indiretti nell’ecosistema dei semiconduttori. La produzione dovrebbe iniziare nel 2024.

Per ottenere un’espansione di questo progetto la TSMC ha chiesto e ottenuto altri 52 miliardi di dollari con la legge federale sui sussidi Chips and Science Act, approvata di recente dal Congresso. Una legge che favorisce anche i produttori di chip statunitensi Intel e Global Foundries, coi loro investimenti in nuove fabbriche in Ohio e New York. È previsto anche un ulteriore credito d’imposta sugli investimenti per gli impianti di chip stimato sui 24 miliardi di dollari.

Un ostacolo che TSMC sta incontrando in Arizona è che negli USA non ci sono abbastanza ingegneri di semiconduttori qualificati, per cui occorre una costosa opera di formazione per circa 250 professionisti da inviare a Taiwan.

TSMC desidera anche rafforzare la cooperazione con gli USA in altri settori, come p.es. i veicoli elettrici, la biotecnologia e la tecnologia 5G.

È chiaro ora perché la presidente della Camera dei rappresentanti americani, Nancy Pelosi, aveva bisogno d’incontrare il presidente della TSMC, Mark Liu, durante la sua visita sull’isola, rischiando di far scoppiare la terza guerra mondiale?

Agli USA non importa assolutamente nulla di scatenare una guerra mondiale per avere il monopolio dei chip. Anche perché, secondo loro, chi non ha il monopolio di questa produzione, non può vincere nessuna guerra.

Questo poi senza considerare che la Pelosi miliardaria è una notevole insider trading (nonostante una legge del 2012 renda illegale per i legislatori utilizzare le informazioni ottenute dal loro lavoro al Congresso per il proprio guadagno personale) e che suo marito ha interessi azionari cospicui con l’azienda californiana Nvidia, il produttore di chip statunitense più prezioso.

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