Anzitutto e soprattutto autodeterminazione dei popoli

Nel 1992 fu elaborato un documento molto importante da parte della direzione del Centro dell’Università di Padova. Parlava di diritti umani e diritti dei popoli da intendersi come il nuovo diritto internazionale.

Diceva che la Carta delle Nazioni Unite stabilisce all’art. 1 che il rispetto dei diritti umani e dell’autodeterminazione dei popoli costituisce uno dei fini principali delle Nazioni Unite.

Diceva anche che le fonti di questo nuovo diritto van ricercate in altri documenti d’importanza capitale dopo quello dell’ONU: l’ultimo è l’Atto finale di Helsinki del 1975. Non stiamo quindi parlando di cose sconosciute o amene.

Eppure l’occidente sembra cadere dal susino, come al solito affetto da un morbo pestifero: quello dei due pesi e due misure. Ancora non riesce ad accettare sino in fondo che se ogni essere umano ha diritti innati, quindi inviolabili, inalienabili e imprescrittibili, che preesistono alla legge scritta, è evidente che l’individuo o le collettività umane sono soggetti originari di sovranità e vengono prima dello Stato e del sistema degli Stati. Alcuni diritti innati (p.es. all’esistenza, all’identità, all’autodeterminazione) sono riconosciuti anche alle comunità umane che hanno il carattere di popolo.

Cosa vuol dire questo? Semplicemente che non ha alcun senso parlare di sovranità politica dello Stato e integrità territoriale di una nazione quando una parte di questa nazione vuole dichiararsi indipendente perché sotto quello Stato si sente in pericolo di vita.

L’occidente non si è quasi mai interessato ai problemi di sopravvivenza della popolazione del Donbass. La stragrande maggioranza degli occidentali non ne conosceva neppure l’esistenza. E l’ONU non ha mai preso seriamente in considerazione la gravità di una guerra civile durata 8 anni.

Oggi gli abitanti russofoni o filorussi di questa grande regione vengono a chiedere il conto di questa indifferenza. Con un referendum vogliono dichiararsi facenti parte della Federazione Russa. Ne hanno facoltà, proprio perché il diritto internazionale, checché ne pensi l’occidente, è dalla loro parte. Se l’ONU non capisce questa cosa, è ora di sostituirlo con un altro organismo più democratico.

Fonte: https://unipd-centrodirittiumani.it/it/attivita/Autodeterminazione-diritti-umani-e-diritti-dei-popoli-diritti-delle-minoranze-territori-transnazionali/187

Ognuno a casa sua

L’incredibile successo che ha l’attività diplomatica russa nell’ambito di vari organismi internazionali (BRICS, CSTO, SCO…) è sicuramente dovuto anche al fatto che per tenere uniti Paesi così diversi tra loro, a volte addirittura in conflitto per questioni di confine, si deve partire da un presupposto giuridico fondamentale: la non ingerenza negli affari interni di uno Stato.

Si può discutere di tutto, ma uno Stato non può permettersi di dire agli altri Stati come devono vivere la democrazia, il pluralismo o come devono rispettare i diritti umani.

Il successo politico-diplomatico della Russia è dovuto anche al fatto che il mondo intero si è stufato della pretesa occidentale di esportare il proprio concetto di democrazia e di imporre la propria interpretazione dei diritti umani. Il mondo vuole anzitutto stabilità, sicurezza, poiché senza pace e con le continue interferenze esterne di chi si sente più forte, è impossibile costruire la giustizia sociale.

Gli Stati Uniti sono diventati il Paese che, più di ogni altro, tende a destabilizzare il mondo intero. Che lo facciano perché hanno una montagna di problemi interni è pacifico. Tutti sanno che i governi americani usano una politica estera guerrafondaia per distrarre la propria popolazione dall’incapacità delle istituzioni di risolvere i problemi più gravi del Paese. Tutti sanno che gli USA, per imbonire le masse, si servono di una narrativa assolutamente fantastica e illusoria, di tipo hollywoodiano.

Ora però basta. Ognuno se ne stia a casa propria e quando vuole partecipare a organismi internazionali, lo faccia su un piede di parità, senza imporre niente a nessuno. A ogni popolo venga data la possibilità di scegliere liberamente il proprio destino. Non ne possiamo più di veder minacciare o intimidire i Paesi più piccoli o più deboli da parte di quelli che si considerano più forti.

Un teatro dell’assurdo

Non sarà sfuggito a nessuno che mentre Draghi parlava all’ONU, la metà delle sedie (o forse addirittura i 2/3) erano vuote. A chi stava parlando con quel tono minaccioso e guerrafondaio così somigliante a quello del soldatino Stoltenberg? Per me c’erano solo i Paesi occidentali (incluso qualche Paese lacchè) ad ascoltarlo.

Sembra di assistere a una commedia pirandelliana (per chi non è italiano rimando a Ionesco o a Beckett). Siamo all’assurdo: mentre si parla di pace, si vuole la guerra; mentre s’invoca la democrazia, si auspica la dittatura. Esattamente come facevano gli occidentali dopo quella porcata di Conferenza di Monaco del 1938, quando dopo aver tradito la Cecoslovacchia, dicevano che la guerra mondiale era stata scongiurata.

Dopo il forum di Samarcanda, in cui è nato in maniera ufficiale il mondo multipolare, e dopo la decisione di indire i referendum in varie regioni del Donbass e la dichiarazione di Putin sulla parziale mobilitazione, l’occidente è come se avesse subìto un attacco epilettico. Non si controlla più. Schiuma come un cane idrofobo. Non vuole rassegnarsi a uscire dalla storia dei Paesi che contano. Dalle mie parti si dice “Siamo sulla schiena del buratello”, cioè stiamo cavalcando un’anguilla, che come tutti sanno è molto scivolosa. Segno che la situazione è al limite e che qualcuno sicuramente si farà molto male.

p.s.

Certo che sentire Biden all’ONU dire che gli USA non permetteranno a nessun Paese di dotarsi di armi nucleari, fa un po’ ridere. Per dire una cosa del genere uno Stato dovrebbe anzitutto dare il buon esempio, iniziando per primo a denuclearizzarsi. Peraltro nessuno Stato nucleare, se non appunto gli USA, ha distribuito le proprie armi nucleari nelle proprie basi militari sparse nel mondo e nessuno, a differenza di loro, le ha usate contro una popolazione civile (un gesto, peraltro, di cui non si sono mai pentiti, come non si sono pentiti d’aver usato armi chimiche, al fosforo e all’uranio impoverito in vari teatri di guerra).

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