Nel primo dopoguerra il principio di autodeterminazione dei popoli fu solennemente enunciato dal presidente americano Woodrow Wilson in occasione del Trattato di Versailles (1919) e avrebbe dovuto fungere da linea guida per il tracciamento dei nuovi confini.

Così dice Wikipedia, tralasciando di aggiungere che l’obiettivo americano sotteso a tale principio era quello di sostituirsi al dominio quasi mondiale di Francia e Inghilterra. Cosa che gli USA riusciranno a conseguire solo col conflitto successivo.

In ogni caso gli anglofrancesi odiavano talmente tanto i tedeschi che impedirono, in forza del Trattato di Saint-Germain, all’area dell’ex impero austro-ungarico, abitata da genti di etnia tedesca, di scegliere se costituire uno Stato indipendente o unirsi alla Germania.

Anzi, quasi tutta la Posnania e la Prussia Occidentale, il territorio di Memel e l’Alsazia-Lorena furono staccati dalla Germania senza interpellare le rispettive popolazioni, spesso maggioritariamente di lingua tedesca. I Sudeti (sempre stati di lingua tedesca) passarono alla Cecoslovacchia insieme alla maggioranza ungherese del sud della Slovacchia, e il Tirolo meridionale passò all’Italia pur essendo a maggioranza germanofona. E tralasciamo qui il referendum in Alta Slesia, fatto vergognosamente vincere ai polacchi per togliere risorse minerarie alla Germania.

Porcate di questo genere gli anglofrancesi ne fecero così tante che praticamente posero le basi per il successivo conflitto mondiale.

Insomma bisognerà attendere la II guerra mondiale per sentire l’ONU parlare di autodeterminazione dei popoli. Senza guerre i popoli non ottengono mai nulla.

Fonte: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Autodeterminazione_dei_popoli

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