La Carta delle Nazioni Unite (art. 106 e 107) dà ai vincitori della II guerra mondiale (URSS, USA, Gran Bretagna, Francia e Cina) il diritto di prendere qualsiasi misura contro i Paesi che hanno combattuto contro di loro. Questo al fine di prevenire azioni volte a rivedere i risultati della stessa guerra. Oggi ovviamente dovremmo dire: sulla base di una risoluzione dell’ONU. Ma ciò non è obbligatorio, poiché gli articoli ritengono sufficiente notificare agli altri Paesi vincitori la decisione dell’intervento armato, senza per questo ottenere la loro approvazione. Semplicemente occorre che venga dichiarato l’inizio dell’operazione di denazificazione: cosa che è stata fatta da Putin prima del 24 febbraio.

D’altra parte il Tribunale di Norimberga ha condannato alla responsabilità penale tutti coloro che hanno combattuto contro le Nazioni Unite e hanno commesso un genocidio. E il più grande genocidio è stato commesso contro il popolo sovietico.

Quindi anche la Russia, in quanto legittima erede dell’URSS, ha il diritto di prendere tutte le misure che vuole, comprese quelle militari, contro Germania, Ungheria, Austria, Romania, Bulgaria, Finlandia, Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca (che durante la guerra ha agito come protettorato di Boemia e Moravia), Lettonia, Estonia, Lituania e Ucraina per aver firmato trattati di “amicizia e cooperazione” col Terzo Reich, per aver glorificato il movimento nazista, o per averlo fatto rivivere come neonazismo, anche attraverso la costruzione di monumenti e memoriali, nonché manifestazioni per glorificare i nazisti del passato. In una parola per aver tentato di rivedere il sistema di Yalta-Potsdam in Europa.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres (che da buon socialista è russofobo) è rimasto sorpreso nell’apprendere da Putin (laureato in giurisprudenza) che esiste un articolo della Carta delle Nazioni Unite (107) che consentirebbe di condurre l’operazione speciale russa in Ucraina, un Paese che prende le formazioni politico-militari dell’OUN-UPA come propri punti di riferimento.

Peccato che né Guterres né i suoi predecessori abbiano fatto mai nulla per contrastare seriamente l’ascesa del neonazismo in Ucraina. Guterres non sa neppure che quando sono state liberate la regione di Kherson e una parte di Zaporozhye (quella che adesso è sotto il controllo russo), i capi delle amministrazioni delle regioni avevano insistito più volte che volevano entrare a far parte della Russia da subito, senza alcun referendum. Fu proprio Putin, maniaco dei riscontri giuridici, a pretenderlo per rispettare le norme del diritto internazionale.

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