Tutti sanno che in occidente quando scoppiano le guerre gli speculatori se la godono. Bisogna solo trovare il prodotto giusto per farlo. Oggi uno di questi, sicuramente il più redditizio, è il gas. E il luogo dove i prezzi salgono alle stelle è la famigerata borsa di Amsterdam detta TTF (Title Transfer Facility), che fa capo a Intercontinental Exchange, una società finanziaria statunitense fondata nel 2000, che dal 2013 controlla anche la Borsa di New York.

Giusto per fare un esempio: mentre in Russia il costo di un MWh di gas si aggira sui 20 rubli (1 rublo è pari a circa 0,016 euro nei mercati occidentali), in Italia invece viaggia sui 200 euro (nel 2020 era 12 euro) e da noi purtroppo il gas incide molto anche sul prezzo dell’elettricità: di qui la chiusura di tante aziende, pur in presenza di ordini commerciali.

Gli olandesi sono esperti in speculazioni finanziarie: la prima la inventarono coi tulipani nel 1637. Al loro sporco gioco partecipano anche varie compagnie energetiche europee monopoliste del settore, che naturalmente si oppongono a qualunque ipotesi di price cap. In Italia è soprattutto l’ENI (cui partecipa anche il Tesoro) che acquista gas da Gazprom.

I siti Megas e ComeDonChishiotte sono stati tra i primi a far notare tale oscenità. Oggi ne parlano tutti, anche se il mainstream continua ad accusare Putin d’essere la causa remota di questi assurdi rincari.

In realtà la Russia non c’entra niente. Gli avvoltoi svolazzano tutti in occidente e in assoluta tranquillità, poiché speculare, anche follemente, è permesso e a nessuno verrebbe in mente di nazionalizzare imprese così strategiche.

Al TTF non fanno altro che scommettere attraverso contratti post-datati nel tempo (futures). Ovvero promettono di consegnare un certo quantitativo di gas (che materialmente non hanno) a un certo prezzo e a una certa data. È come una bisca legalizzata che rende il prezzo del gas così volatile da trasformarlo in un bitcoin. Dopodiché i governi, che a definirli corrotti è poco, permettono alle compagnie che rivendono gas naturale, di stipulare contratti con famiglie e imprese sulla base di un prezzo legato all’indice TTF, che peraltro è una borsa di piccole dimensioni. In Italia i contratti dipendono per almeno il 70% da quell’indice.

Mondo reale (economico) e mondo speculativo (finanziario) sono completamente scollegati tra loro. Solo che in questo maniera si distruggono intere società. Già si era vista questa cosa assurda coi mutui subprime americani, che fecero scoppiare la terribile crisi del 2007-8, cui le banche centrali cercarono di porre rimedio emettendo mostruosi quantitativi di banconote.

Insomma vien quasi da pensare che le sanzioni energetiche alla Russia siano proprio servite per favorire la speculazione privata in questo settore. È vero, a pensar male si fa peccato, ma di sicuro il sabotaggio del Nord Stream non gioca a favore di una stabilità dei prezzi del gas. Semmai tranquillizza di più la dichiarazione di Putin sulla possibilità di trasformare la Turchia in un hub per la vendita del gas nella UE usando le condutture del TurkStream e altre da costruire sotto le acque del Mar Nero. Noi europei però non ci meriteremmo questi regalini.

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