Solo una persona in malafede o del tutto ignorante può in questo momento negare che in Europa si stia svolgendo una guerra non dichiarata tra i principali Paesi della NATO (Turchia esclusa) e la Russia. Sono state poi le circostanze a far scegliere l’Ucraina come terreno di scontro.

La guerra vien detta anche per procura, in quanto l’Ucraina non fa parte della NATO, per cui non può esserci una dichiarazione esplicita di guerra da parte dell’occidente. Siccome quindi, in teoria, non si dovrebbero inviare truppe a sostegno delle forze armate ucraine, ci si limita a compiere tre azioni che i russi giudicano ostili, paragonabili a quelle militari, condotte da Paesi cosiddetti cobelligeranti: sanzioni economico-finanziarie a tutta la Federazione Russa, invio di armi e soldi a Kiev. E naturalmente quest’ultima beneficia di una narrativa occidentale profondamente russofoba, che si delinea in due direzioni: far passare gli ucraini per delle vittime (qualunque cosa facciano), nascondendo o minimizzando le caratteristiche neonaziste del loro governo (cui si sono aggiunte di recente anche quelle terroristiche), e attribuire ai russi tutte le nefandezze possibili, falsificando o mistificando la realtà, o addirittura inventandosi cose inesistenti.

In particolare la NATO insiste sull’idea che la Russia non ha la forza per vincere questa guerra, per cui non è conveniente scendere a trattative. Sulla base di questa convinzione il governo ucraino tenta, di tanto in tanto, delle controffensive per occupare porzioni di quei territori del Donbass finiti sotto giurisdizione russa. È spalleggiato dal sostegno militare della NATO, che sta inviando segretamente anche proprie truppe, non distinguibili dagli ucraini in quanto usano le medesime uniformi.

L’esito di queste offensive non è mai decisivo, anzi gli ucraini continuano a perdere ogni giorno centinaia di militari. L’entità delle vittime viene celata persino ai loro parenti: di qui le manifestazioni delle donne in piazza per sapere che fine hanno fatto.

In tali condizioni neppure i russi sono disposti ad accettare dei negoziati, anzi Putin sta cominciando a dire che con un governo terroristico non si può trattare. Ecco perché ha deciso di bombardare tutte le infrastrutture strategiche per la vita civile al fine di arrivare a una resa incondizionata. Per gli ucraini è un’illusione pensare che i russi stiano finendo le loro armi o che vogliano compiere un golpe contro il governo di Mosca. Per loro sarà durissimo passare un inverno senza luce, senza gas e persino senz’acqua.

Sarà forse una guerra di logoramento, simile a quelle di trincea di oltre un secolo fa? La NATO escogiterà qualche altra sordida provocazione per indurre i russi a usare il nucleare tattico? Oppure all’interno dei Paesi europei le popolazioni, schiacciate dai costi spropositati dell’energia, si solleveranno contro i loro governi e le istituzioni irresponsabili della UE? Se la pace non può essere decisa da Stati che non vogliono e non possono perdere la guerra, come se ne esce?

Se si accetta l’idea di una conferenza internazionale, si dovrebbe partire dal presupposto che la Crimea e le quattro regioni del Donbass recentemente annesse dalla Russia tramite referendum siano argomenti non trattabili. I russi potrebbero accettare, a questo punto, solo poche condizioni: non occupare Odessa e quindi non unire territorialmente il Donbass alla Transnistria; non pretendere la denazificazione del governo di Kiev; non impedire l’ingresso dell’Ucraina nella UE. Accettare l’ingresso del Paese nella NATO continuerebbe a restare inaccettabile, poiché il Donbass non si sentirebbe mai sicuro e, a questo punto, neppure la Russia.

Lo strumento della conferenza internazionale avrebbe dovuto essere usato prima, quando dal 2014 al 24 febbraio Kiev non ha mai smesso di bombardare le due repubbliche autonomiste del Donbass. Oggi la guerra è destinata a essere decisa sul campo, in una partita che gli ucraini avrebbero perso da tempo senza l’appoggio occidentale.

E se la NATO deciderà d’intervenire in tutte le forme canoniche di una guerra diretta, esplicita, restando (si spera) nei limiti del convenzionale, chi ci rimetterà di più sarà sicuramente l’Unione Europea e chissà per quanto tempo.

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