Si dice che in un mondo multipolare non esisterà più una moneta prevalente sulle altre (come p.es. il dollaro, che sostituì la sterlina).

Si dice che gli scambi commerciali verranno fatti sulla base del valore delle monete nazionali o sulla base i una moneta riconosciuta da tutti i Paesi associati in una determinata organizzazione (p.es. il BRICS).

Si dice che il valore di una moneta nazionale sarà basato su beni reali, come metalli pregiati, risorse naturali, prodotti industriali, ecc.

Tuttavia bisogna ammettere che è sempre molto difficile stabilire il valore di una moneta, che varia per mille ragioni. Scambiare merci sulla base del valore di monete completamente diverse, a loro volta basate su beni completamente diversi può essere un’operazione molto complessa, anche nel caso in cui sia stato costruito un circuito finanziario alternativo allo SWIFT.

Secondo me si dovrebbe proporre qualcosa di simile al baratto, cioè uno scambio paritetico di beni reali o di servizi reali o di beni e servizi reali. Anche per evitare che si formi una nuova tendenza, da parte di qualche moneta, a voler primeggiare sulle altre.

Mi spiego con un esempio. La Cina ha bisogno di idrocarburi e la Russia, che ne è piena, ha bisogno di manodopera per ricostruire velocemente le infrastrutture del Donbass, devastate dalla guerra in corso. Per tutto il ’900 la Russia (come Federazione di popoli e nazionalità) ha subìto dei tracolli demografici spaventosi, come nessun’altra nazione al mondo (forse la Cina). Oggi, rispetto alla sua enorme estensione, è praticamente un Paese spopolato. Per ricostruire il Donbass ci vorranno decenni.

Ebbene perché non fare uno scambio di beni e servizi? Tu mi dai petrolio e gas (anche subito) e io ti ricostruisco (nel più breve tempo possibile) case, strade e ponti.

Ma come si decide il prezzo del bene energetico e di quello della manodopera? Non possiamo lasciar decidere al mercato, lo strumento principale che ha determinato il primato mondiale dell’occidente. Il prezzo complessivo dell’operazione lo decidiamo di comune accordo, intorno a un tavolo, tramite delle trattative negoziali, considerando che siamo amici e apparteniamo a medesime organizzazioni, cioè abbiamo interessi comuni con cui ci sosteniamo a vicenda.

Lo scambio dovrà essere equo, reciprocamente vantaggioso, capace di tener conto di tutti i pro e i contro, ma senza essere calcolato al centesimo, proprio perché non sarà il denaro a deciderlo, ma una sorta di “valore d’uso”. Si tratterà di uno scambio di favori, il cui effettivo valore uno lo deciderà per conto proprio. In questa maniera non scompare il mercato ma si trasforma. Non ci sarà più uno che produce e l’altro che consuma, ma tutti saranno contemporaneamente produttori e consumatori, senza che nessuno voglia prevalere sull’altro, cioè voglia fare il monopolista.

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