Ricordiamo tutti quando Macron diceva: “la Russia non può essere umiliata”. Lasciava intendere che in una trattativa di pace bisognava riconoscerle qualcosa.

Oggi la situazione s’è capovolta: è Putin che si sta chiedendo come non umiliare la NATO quando sarà costretto a chiedere a Zelensky una resa incondizionata. Di qui la sua idea di farci comprare il gas, di cui abbiamo bisogno come il pane, attraverso il suo nuovo hub: la Turchia.

Mosca infatti teme che la NATO, pur di non ammettere la propria sconfitta, voglia fare ricorso al nucleare. La NATO non può diventare come la Germania che, dopo aver scatenato e perso la prima guerra mondiale, subì una pesante umiliazione da parte dei suoi avversari, da cui poi cercò di riscattarsi facendo nascere il nazismo.

Nessun Paese occidentale potrà sedere al tavolo delle trattative, perché nessuno ha dichiarato guerra in maniera esplicita alla Russia. L’Ucraina non fa parte della NATO e non potrà mai chiedere di aderirvi. E l’ONU non può scatenare un conflitto mondiale: non è nelle sue finalità, né avrebbe il consenso unanime del Consiglio di sicurezza né una maggioranza qualificata all’Assemblea generale. La narrativa putiniana, secondo cui va superata l’egemonia unipolare dell’occidente neocolonialista, è stata definitivamente acquisita dalla maggioranza dei Paesi africani, sudamericani, asiatici e mediorientali.

Praticamente l’obiettivo occidentale d’isolare la Russia s’è ritorto contro lo stesso occidente: in una guerra mondiale saremmo noi ad avere la peggio. Molti Paesi scalpitano come i cavalli alla partenza del palio di Siena, in attesa che il mossiere abbassi il canape e permetta loro di raggiungere l’Ucraina per dar man forte all’esercito del generale Surovikin.

Putin ha capito l’efficacia dei suoi messaggi, ma ora si chiede come farci uscire da questo conflitto senza indurci a decisioni scriteriate. Sembra di assistere a un rapporto psicopatologico tra un analista e un paziente che soffre di megalomania. Come si curano i complessi di superiorità quando il paziente ha così tante armi che potrebbe uccidere lo stesso analista? È meglio far terra bruciata attorno a lui, diminuendo il consenso di cui gode da parte di altri irresponsabili come lui (ci riferiamo anzitutto agli europei), oppure è meglio immobilizzarlo con una camicia di forza, attendendo che i suoi sostenitori si smarchino progressivamente?

Una soluzione la offre la fiaba dello Schiaccianoci, non quella complicata di Hoffmann, ma quella adattata ai bambini piccoli, che si vede su YouTube. Quando appare il re dei topi, che guida un esercito di roditori, lo Schiaccianoci, per salvare la bambina, l’affronta in battaglia con un esercito di altri soldatini. Ma siccome i topi son troppo forti, lo Schiaccianoci ordina la ritirata. Proprio in quel momento però la bambina (che rappresenta il popolo) si toglie una scarpa e la lancia contro il re dei topi. Quando gli altri topi vedono che il loro capo è stato colpito, si ritirano in buon ordine.

Da notare che anche questa fiaba è stata bannata in occidente, perché musicata da Pëtr Il’ič Čajkovskij, noto compositore russo subumano.

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