L’occidente è infetto da un virus infinitamente più pericoloso dell’ultimo che ha scatenato la nota pandemia: è il virus dell’ipocrisia.

Dev’essere un virus di una forza straordinaria, perché colpisce la quasi totalità di chi fa politica, soprattutto di chi detiene ruoli di responsabilità. Ma lo si trova ovunque, anche in chi si limita a fare affari, ad amministrare questi affari, a insegnare come farli ecc. È il virus della borghesia, la cui origine risale ai Comuni italiani del Mille. Quella borghesia che, a differenza di tutte le borghesie precedenti o coeve, ha fatto nascere il modo di produzione capitalistico e lo ha esportato in tutto il mondo.

Coinvolgendo persone geograficamente lontanissime, che non si sono neppure mai viste né conosciute, questo virus ha dimostrato di provenire da un ceppo unico di tipo non tanto politico quanto piuttosto culturale. Oggi è così diffuso a livello planetario che, per eliminarlo, non servirebbe a nulla isolare il focolaio da cui è partito. Ci vuole un atteggiamento culturale antivirale che riguardi il mondo intero, cioè che coinvolga la responsabilità di ogni cittadino.

Ci vuole un atteggiamento che sul piano umano sia il contrario dell’ipocrisia. Dobbiamo creare una cultura basata sulla sincerità, sull’onestà di fondo, sulla coerenza tra il dire e il fare, sulla limpidezza delle intenzioni, dei pensieri, che eviti i meccanismi contorti dei secondi fini.

Nei vangeli, che pur sono un’enorme falsificazione di ciò che disse e fece il loro personaggio principale, vi sono affermazioni che in maniera eloquente ci fanno capire quanto l’ipocrisia (cioè la doppiezza, il non voler ammettere l’evidenza, il ragionare basato unicamente su un’interesse personale o del gruppo cui si appartiene, ecc.) sia un male assoluto, in grado d’infettare l’intero organismo. Eccone due: “Le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli”; “Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli”.

Print Friendly, PDF & Email